Calendario manifestazioni   2019



ANTIGONE ovvero una strategia del rito
ELENA BUCCI - MARCO SGROSSO Stagione di Prosa Città di Bassano
22 Gennaio, ore 21.00

INFO E PREVENDITE: 0424.524351 0424.519819 0424.519804



con Daniela Alfonso - Maurizio Cardillo - Nicoletta Fabbri - Filippo Pagotto - Gabriele Paolocà

progetto ed  elaborazione drammaturgica  Elena Bucci e Marco Sgrosso
regia Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso
disegno luci Maurizio Viani

suono e sensori Raffaele Bassetti
luci Davide Cavandoli

costumi Nomadea e Marta Benini
produzione CTB / Le Belle Bandiere


L’Antigone di Sofocle è un testo che colpisce per la straordinaria attualità, e per la sorprendente semplicità poetica di una lingua capace di attraversare il tempo e le mode. A partire da queste considerazioni due tra gli attori di maggior talento del teatro italiano costruiscono uno spettacolo che scava tra le fonti di un pensiero etico e politico destinato a sbiadirsi giorno dopo giorno. Il risultato è un grande rito collettivo che esprime compiutamente il desiderio di tornare a riflettere sul mito come strategia di comunicazione capace di unire e “fare comunità”.

"Un mito spogliato di paesaggio, condensato in una atemporalità adattabile, dunque eterna e universale, in cui dal nero del palcoscenico emergono, come dal bagno chimico di una memoria involontaria, momenti che noi non abbiamo vissuto eppure ci appartengono, miracolosamente preservati dal fluire e dall'annientarsi delle vite. L'Antigone che Elena Bucci e Marco Sgrosso hanno allestito è frutto di intenso lavoro di rarefazione e di scavo. Ma l'essenza si riscatta sotto forma di sostanza. (...) Grazie a loro la tragedia greca acquista una inusitata e scandalosa leggerezza, quasi sull'orlo di un musical, dando valore a un teatro che invoca umanità, provoca emozioni e pone al centro verità assolute". Nino Dolfo (Corriere della Sera)

 

“Magnifiche le luci, di Maurizio Viani, che non sono solo d’atmosfera ma veri elementi drammaturgici, che evidenziano, spiegano, raccontano, di grande efficacia sin dalla prima scena, con Antigone che, sul proscenio, lascia scivolare la terra dalle sue mani per il rito funebre proibito, per Polinice, il fratello che aveva combattuto contro Tebe, il suo corpo condannato a divenire pasto di animali selvatici. La luce rossa colora le mani, parte dell’abito di Elena Bucci, lo spazio scandito in forma simbolica ma anche astratta, con maschere bianche di diversa fattura coloro che formano il coro, ma che, a volto scoperto, sono anche i personaggi della tragedia. Molto affiatati, in una intensa sintesi del testo, tutti gli interpreti (…) Uno spettacolo denso, veloce, emozionante, con tracce profonde, segni toccanti (…)”. Valeria Ottolenghi (La Gazzetta di Parma)





torna al calendario